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Castellucci alla Scala, un debutto geometrico

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di Enrico Girardi

L’allestimento del regista di «Pelléas et Mélisande» è lavoro prezioso. Manca invece un contributo più vivo, sensibile e reattivo al gesto di Maxim Pascal

Ridotta all’osso, la storia di Pelléas et Mélisande appare come materia cara al Verismo: lei che tradisce il marito con il cognato e il fratricidio che ne consegue.

Ma questi eventi sembrano un dettaglio nel castello di Allemonde, dove l’azione si svolge: teatro più psichico che reale, non luogo di una drammaturgia ineffabile, dove tutto è già accaduto e destinato a ripetersi.

Fatto sta che l’opera è quanto di più estraneo al Naturalismo si possa immaginare, un mondo nebbioso avvolto di mistero, dove la musica di Debussy si sposa al dramma di Maeterlinck assecondandone la logica simbolista.

Il nuovo allestimento, che segna il debutto scaligero di Romeo Castellucci, è spettacolo prezioso.

Non spiega, non dà risposte; anzi, aggiunge simboli propri alla criptica ragnatela simbolica del dramma, dando però vita a un’affascinante geometria di forme, luci, colori, spazi e gesti che amplificano la domanda, dipingono il mistero e inducono a uno sguardo psichico dentro questo regno nebbioso e asfissiante.

La musica è impalpabile e ammaliante a sua volta. Ma

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