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Lo strano caso di Monteleone di Puglia, 900 abitanti e 85 candidati consiglieri provenienti da mezza Italia (comprese Trieste e Palermo). «Così prendono un mese di aspettativa»

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di Luca Pernice

Nove le liste presentate a sostegno di nove candidati sindaci, dei quali solo due sono espressione del territorio. Il sospetto è che vogliano approfittare dell’aspettativa lavorativa retribuita per il periodo elettorale

Nel cuore dei Monti Dauni, dove la quiete dei piccoli borghi sembra sospesa nel tempo, si consuma una vicenda che ha dell’incredibile. A Monteleone di Puglia, meno di mille abitanti e poco più di 900 residenti effettivi, le prossime elezioni amministrative del 24 e 25 maggio si trasformano in un caso nazionale: nove liste, nove candidati sindaci e ben 85 aspiranti consiglieri.

Numeri che, già da soli, raccontano un’anomalia difficilmente spiegabile con le normali dinamiche di un piccolo centro. Ancora più sorprendente è il dato politico: soltanto due candidati sindaci sono espressione del territorio. Tutti gli altri arrivano da lontano — da Trieste a Palermo, passando per Bari, Taranto e Marcianise — spesso senza alcun legame con la comunità locale. Dietro quella che dovrebbe essere una competizione democratica si nasconde, secondo molti, una logica ben diversa. Non una corsa alla guida del paese, ma una corsa all’aspettativa retribuita. Il meccanismo è noto: alcune norme consentono, soprattutto agli appartenenti alle forze dell’ordine, di usufruire

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