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Le cantine che raccontano il vino con il linguaggio dell’arte

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di Antonino Padovese

Da Pasqua a Zenato a Marilisa Allegrini, i progetti delle cantine veronesi: installazioni, mostre, gemellaggi nel segno dell’architettura

Molte cantine stanno raccontando il vino attraverso il linguaggio dell’arte. Basti pensare all’ultima edizione del Vinitaly, quando questo racconto era visibile sia tra i padiglioni di Veronafiere che in città.

Pasqua

Il caso più evidente è quello di Pasqua Vini, che ha affiancato alla presenza in fiera un vero palinsesto cittadino. Il format «Sips of Art» ha portato un’installazione immersiva firmata da Sara Ricciardi a Palazzo Maffei, incrociando la moda con lo stilista Antonio Marras e costruendo appuntamenti tra libri, fotografia e degustazioni.

Zenato

Su un piano diverso si è mossa Zenato, che ha confermato la propria Zenato Academy come laboratorio permanente. E al Vinitaly ha presentato «Maya», progetto dell’artista Rebecca Moccia, inaugurato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e nato da una residenza tra Lugana e Valpolicella. Le immagini entrano nei processi produttivi e nel lavoro quotidiano, restituendo «un racconto collettivo fatto di visibilità e invisibilità». È un approccio che sposta l’arte dalla rappresentazione alla ricerca. E se allo stand tutto parlava di fotografia e sperimentazione, la sera il racconto cambiava registro: a Peschiera del

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