di Francesco Bertolino
L’azienda campana produce componenti critici per missili, razzi e satelliti. Fra i clienti Avio, Leonardo, Mbda, Lamborghini. «Non possiamo permetterci il minimo errore perché dai nostri prodotti dipende il successo di lanci che costano milioni
«In Germania Airbus mi pagava bene e anche la mia futura moglie aveva una concreta opportunità di trovare un lavoro ben remunerato nel Paese, ma la famiglia della Mulino Bianco non era il mio ideale: io volevo fare l’imprenditore». Tredici anni fa Antonio Caraviello ha perciò deciso di tornare in Campania per fondare a Somma Vesuviana, nel napoletano, Sophia High Tech. «Volevo portare la manifattura additiva nel campo aerospaziale e della difesa».
Il sostegno di Avio
Di rientro in Italia con in tasca un dottorato, un po’ di esperienza e tanta voglia di fare, così, Caraviello ha iniziato a tampinare il big italiano dei lanciatori Avio, proponendo la sua idea di portare la manifattura additiva nell’industria aerospaziale. Alla fine, dopo molte telefonate, nel 2013 ha ottenuto udienza. «Siamo riusciti a convincerli della bontà del nostro progetto e Avio ha cofinanziato l’acquisto del nostro primo macchinario», ricorda. «Metà della somma abbiamo però dovuto metterla il mio socio e io – prosegue –




