Lo stress meccanico a cui il cuore è continuamente sottoposto a causa del suo battito potrebbe proteggere questo organo dai tumori. Una collaborazione di scienziati italiani guidati dall’Università di Trieste ha avanzato questa suggestiva e convincente ipotesi, per spiegare come mai il cancro attacchi tanto raramente il cuore dei mammiferi: negli esseri umani, tumori primari al cuore emergono nell’1% appena di tutti gli esami autoptici. La ricerca è stata pubblicata su Science.
Due cuori, un solo battito
La crescita di tumori che attaccano il cuore in modo diretto o che formano in esso metastasi è una circostanza talmente rara, che deve esserci qualcosa, nel microambiente del cuore, che rende questo evento difficile. Un gruppo di scienziati coordinati da Giulio Ciucci e Serena Zacchigna, del Centro Internazionale per l’Ingegneria Genetica e le Biotecnologie (Icgeb) di Trieste, ha trapiantato cuori incapaci di battere, ma provvisti di vasi sanguigni e ben ossigenati, sul collo di topi geneticamente modificati. Quindi ha iniettato cellule tumorali nel cuore trapiantato e in quello originale degli animali.
Dopo due settimane, nel cuore “battente” le cellule cancerose si erano moltiplicate fino a sostituire la maggior parte di quelle sane. In quello trapiantato, avevano occupato soltanto




