
di Simone Canettieri
A far saltare il banco e i decimali sono stati sì i 600 milioni di spesa in più apparsi nel Dfp, ma soprattutto «l’aumento imprevisto della spesa per il Superbonus», ha spiegato Giorgetti. Martedì il presidente dell’Istat sarà audito in Parlamento
In queste ore nel governo la Ragioneria e l’Istat sono raccontate come gli avamposti simbolo di tutte le malvagità. Gratta gratta è la solita asimmetria tra politica e tecnici. Anche se questa volta il caso è clamoroso. È colpa loro, dicono dalla maggioranza e dall’esecutivo, se l’Italia non è uscita dal giogo della procedura europea. Se quel 3,04 preventivato lo scorso ottobre è diventato alla fine un 3,07 e quindi 3,1 (arrotondato) nel Dfp.
Il pasticcio, d’altronde, è stato di quelli che lasciano le scottature sulla pelle: anni di cinghie tirate per buttare giù il deficit che partiva dall’8%, annunci roboanti della vigilia sfumati per un pugno di seconde cifre decimali. Pari, a conti fatti, a 598 milioni di euro di spese in eccesso, non ponderate come si deve.
All’Istat Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia rimproverano una «rigidità che renderà più poveri gli italiani». Sarebbe bastato stimare — è la tesi,




