
di Tommaso Labate
«Avremmo la mostra dell’orologio a cucù». E assicura che non cederà
«Venite a riconoscere i vostri mali sotto lo splendore di quest’anima antica e pur sempre novella». Raccontano che è anche ripensando a questo passaggio dell’appello rivolto nel 1895 da Gabriele D’Annunzio agli artisti d’ogni dove, affinché confluissero in massa a Venezia a popolare la nascente Biennale «dei loro sogni e dei loro sforzi nuovi», che Pietrangelo Buttafuoco ha deciso di andare contro tutto e contro tutti nella scelta di non arretrare di mezzo millimetro rispetto alla riapertura del padiglione della Russia.
Tra le sontuose stanze di Ca’ Giustinian, dove il viavai di quelli che ne omaggiano il «coraggio leonino» e «l’ardimentoso spirito» si fonde col sussurro di chi gli ha chiesto sommessamente «ma chi te lo fa fare?» — sottotesto, di mettersi contro Giorgia Meloni, contro il plenipotenziario Giovanbattista Fazzolari, contro un pezzo di quell’album di famiglia che da trent’anni lo colloca nella prima riga dell’elenco degli intellettuali di destra e alla fine anche contro il ministro Alessandro Giuli, già suo amico e allievo — il presidente della Fondazione risponde con un mezzo sorriso, che rimanda all’elenco dei paesi che dovrebbero essere esclusi




