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Piano per Hormuz: nel mirino navi, infrastrutture e vertici di Teheran

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Washington prepara scenari di escalation per riaprire lo Stretto di Hormuz e colpire Teheran anche sul piano economico e politico, mentre l’Iran minaccia ritorsioni e mostra crepe nella sua leadership interna.

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano a salire mentre, sul piano militare e diplomatico, si moltiplicano i segnali di una possibile nuova escalation. Secondo quanto riferito dalla CNN in un servizio trasmesso nella notte, il Pentagono starebbe lavorando a una serie di piani operativi da attivare nel caso di una ripresa dei combattimenti con Teheran. Il fulcro della strategia americana riguarda lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale. L’obiettivo dichiarato è ridurre la capacità iraniana di bloccare il passaggio delle navi, intervenendo su quelli che vengono definiti “obiettivi dinamici”: motovedette veloci e unità navali impiegate per la posa di mine, ritenute gli strumenti principali con cui l’Iran può paralizzare il traffico marittimo. Tuttavia, gli stessi funzionari della sicurezza statunitense ammettono che colpire esclusivamente queste piattaforme non garantirebbe una riapertura immediata dello stretto. Per questo, il piano allo studio si estende anche a una più ampia campagna di pressione, che includerebbe attacchi mirati contro infrastrutture strategiche ed energetiche iraniane. Una mossa che punta

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