di Fausta Chiesa
«Le navi che trasportano Gnl- spiega Matteo Villa, senior research fellow dell’Ispi – sono le ultime che vengono messe in mare quando c’è un conflitto, perché se colpite possono esplodere e sono più complicate da gestire»
Tutti gli occhi sono puntati sul jet fuel e sul gasolio, i due carburanti che potrebbero mancare prima. Ma lo scenario gas non è tanto più rassicurante. Anzi. Innanzitutto perché le navi che trasportano Gnl saranno le ultime a passare dallo Stretto di Hormuz, se il conflitto o comunque il rischio di attacchi dovesse rimanere. «Le metaniere- spiega Matteo Villa, senior research fellow dell’Ispi – sono le ultime che vengono messe in mare quando c’è un conflitto, perché se colpite possono esplodere e sono operativamente più complicate da gestire. La metaniera ha un rischio ancora più grande in caso di attacco militare. Il suo carico deve restare criogenizzato a temperature bassissime e i motori fuoriuso lo rendono un “disastro ambientale in attesa di succedere”. Basti pensare a cosa è successo e sta succedendo adesso nel Mediterraneo con una sola metaniera attaccata, la Arctic Metagaz».
Ma a parte lo scenario di attacco diretto, sono i numeri a traballare. Già in un




