
di Massimo Franco
Nel governo Meloni si accentua la pressione sull’Europa perché permetta uno scostamento dai vincoli di spesa. E si ventila perfino che sia fatto unilateralmente, contro un’«austerità forzata»
Era inevitabile che i segnali economici non fossero incoraggianti. Il retaggio del passato e l’ipoteca dei conflitti espongono l’Italia più di altri Paesi europei a prospettive di stagnazione; e in una prospettiva elettorale che sarà di un anno o poco più. Per questo, nel governo si accentua la pressione sull’Europa perché permetta uno scostamento dai vincoli di spesa. E si ventila perfino che sia fatto unilateralmente, contro un’«austerità forzata», nelle parole del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida di FdI.
Sarebbe una scelta azzardata, e tuttavia riflette il nervosismo di una maggioranza meno sicura della propria forza. Non uscire dalla procedura di infrazione europea col 3,1% nel rapporto tra deficit e Pil restringe margini già risicati. Le opposizioni additano il fallimento della politica economica, nonostante conti pubblici tenuti più o meno sotto controllo. Il leader del M5S, Giuseppe Conte, vede una Meloni «smarrita» dopo la sconfitta nel referendum sulla Giustizia. Il senatore di Italia viva Enrico Borghi nota con malizia che «lo 0,1% di scostamento vale 679 milioni di




