di Luca Angelini
A complicare gli sforzi di Pechino per stimolare i consumi della Cina, c’è la tendenza di molti «migranti interni», che negli anni scorsi si erano spostati dalle campagne alle città, a fare il percorso inverso
Questo articolo è apparso in origine nella newsletter Il Punto del Corriere della Sera, edizione La Rassegna. Per iscriversi, cliccare qui.
Abbiamo perso il conto delle volte in cui, in questa newsletter, abbiamo riportato analisi ed articoli che suggerivano alla Cina di fare ogni sforzo per aumentare i consumi interni, anziché continuare a invadere di merci cinesi i mercati esteri, alimentando tensioni fra Stati e, non di rado, protezionismi e guerre di tariffe in risposta.
Giusto un anno fa, ci eravamo occupati di uno dei suggerimenti per far spendere di più i cinesi: riformare il sistema degli hukou, le norme sulla residenza che, in passato, hanno garantito alle industrie cinesi milioni di operai a basso costo in quanto migranti o «clandestini» in casa propria. Chi dalle campagne andava a lavorare nelle grandi città, senza però ottenere una residenza «cittadina», rimaneva con molti meno diritti e molti più rischi di ricatti (secondo il China Labour Bulletin, oltre 200




