di Mario Sensini
Una differenza di 678 milioni di euro e pochi decimali per poter restare sotto la soglia di guardia, alla vigilia dell’ultima legge di bilancio della legislatura
Seicentosettantotto milioni. Tanto balla tra il 3,04% del pil e il 3,07% preliminare, tre decimali di prodotto interno lordo che fanno la differenza tra la “salvezza”, con il ritorno grazie agli arrotondamenti al fatidico 3%, e un altro anno di sacrifici di bilancio se fosse confermato il 3,1 (sempre con l’arrotondamento).
La partita sul deficit 2025, che in queste ore deve essere validato da Eurostat dopo i primi dati comunicati dall’Istat a inizio marzo ed un confronto tecnico durato oltre un mese tra i due istituti, non è chiusa. Dal Lussemburgo, sede dell’ufficio statistico Europeo, fino a ieri sera non era ancora arrivata la comunicazione di chiusura della verifica.
Arriverà tra oggi e domattina, in tempo perché Istat ed Eurostat, alle 11, possano comunicare il dato ufficiale del disavanzo, sul quale poi la Commissione baserà il giudizio sulla permanenza del “deficit eccessivo” o sul rientro nei parametri di Maastricht, al 3% del pil. Per il governo italiano è un obiettivo determinante, perché per il 2027 eliminerebbe




