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Veti e tensioni sulle nomine. Forza Italia blocca Freni alla Consob. Il governo contro Di Foggia

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di Virginia Piccolillo

La nota sulla buonuscita della manager di Terna. Si tratta su Barelli

Liti, veti e minacce di azioni legali. Si infiamma la partita delle nomine. Ieri la tensione è arrivata fino al ministero dell’Economia e Finanze (Mef), registrando la dura presa di posizione del ministro Giorgetti nello scontro aperto dall’ad uscente di Terna, Giuseppina Di Foggia. 

Indicata dal governo alla presidenza dell’Eni, la manager non intende rinunciare alla «severance» da 7,3 milioni di euro. In una nota di fuoco di via XX settembre, ieri, la risposta: «Dal 2023 il Mef, nella sua azione di efficientamento e contenimento dei costi, ha dato specifiche direttive, in qualità di socio, affinché nelle società partecipate dovessero essere esclusi o rigorosamente delimitati i casi e l’entità delle indennità e degli emolumenti, comunque denominati, da corrispondere a fine mandato. In modo da generare una prassi diretta ad escludere che siano corrisposti a chi esaurisce per naturale scadenza o per dimissioni volontarie il mandato da amministratore».

La contrarietà per la richiesta della manager, che nel confronto avrebbe ventilato l’ipotesi di azioni legali, potrebbe a questo punto far sfumare la presidenza di Eni. Tanto che la minoranza interna al nuovo

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