
di Alessandra Muglia
L’ex top gun ed ex presidente favorito nei sondaggi. Sollievo a Mosca e preoccupazioni a Bruxelles
In uno dei video più di successo della sua campagna elettorale, lo si vede filmarsi mentre decolla al volante di un MiG-29. E’ un uomo dalle tante vite, il generale 62enne Rumen Radev. Cresce e si forma da miliare, scalando i vertici da pilota di caccia a comandante dell’aeronautica a cavallo tra la fine dell’era comunista e la transizione democratica. Poco più che cinquantenne, nel 2016 sale alla ribalta politica come capo di Stato, candidato del partito socialista filorusso, erede dei comunisti dell’era sovietica. Infine, lo scorso gennaio, a poche settimane dalla scadenza del suo secondo (e ultimo) mandato da presidente, si dimette per candidarsi alla guida del governo.
Sceso in campo a marzo con il suo nuovo partito, Bulgaria Progressista, si ritrova, dopo soltanto un mese, a essere il grande favorito di queste elezioni. Un’ascesa lampo dominata dalla promessa di combattere la corruzione e lo «stato mafioso» che mina il Paese più povero dell’Ue. Radev spera di riuscire dove gli altri hanno fallito, e di trasformarsi nel nuovo baricentro della politica bulgara. Sebbene ne occupi i piani




