
di Stefania Ulivi
Il regista italiano, 29 anni, in concorso alla Quinzaine con il cortometraggio «Oh Boys»: la passione nata da una malattia, film sull’archetipo maschile
Milanese, origini napoletane, ma anche un po’ calabresi e pugliesi, 29 anni, diplomato in cinema alla London Film School, diversi premi vinti con il primo cortometraggio, Sparare alle angurie: Antonio Donato è, al momento, l’unico regista italiano in gara a Cannes. È in concorso alla Quinzaine des cinéastes con il corto Oh Boys scritto con l’amico Paolo Carbone e con Andrea Orsenigo e Daniela Rendano.
Il più sorpreso è lui. «Se ho metabolizzato la notizia? Ancora no. L’ho saputo sabato sera, ero al cinema a vedere Satantango di Béla Tarr che dura 7 ore e mezza, sono uscito e ho trovato venti messaggi sul cellulare». Spera di non restare l’unico, che qualche titolo venga aggiunto da qui al 12 maggio. Ma non nasconde che un po’ ci sperava. «L’anno scorso ero a Cannes perché avevo vinto una “residenza” per registi emergenti e mi domandavo chissà se e quando mi sarebbe capitato di avere un mio film al festival».
Ci arriva con Oh Boys, un corto ambientato a Pisciotta, paesino



