La quantità nel sangue di un biomarcatore specifico della malattia di Alzheimer predice il futuro accumulo di placche amiloidi e l’avanzamento del declino cognitivo anni prima che i depositi proteici tipici di questa demenza siano visibili nelle scansioni cerebrali, e che i sintomi clinici si manifestino nei pazienti.
Livelli elevati di proteina tau fosforilata 217 (la p-tau217) nel plasma sono associati a una più rapida progressione della patologia di Alzheimer, anche quando le scansioni cerebrali iniziali dei pazienti appaiono “normali”. La ricerca, pubblicata su Nature Communications, potrebbe contribuire ad aprire la strada a futuri screening per individuare le persone più a rischio di sviluppare l’Alzheimer.
L’obiettivo: arrivare sempre prima
«L’aspetto più importante del nostro studio è che, anche quando le scansioni dell’amiloide risultano normali in ambito clinico, il biomarcatore pTau217 è in grado di identificare gli individui che in seguito diventeranno amiloide-positivi» spiega Hyun-Sik Yang, neurologo del Mass General Brigham Neuroscience Institute di Boston, Stati Uniti. «Inoltre, dimostra che coloro che presentano bassi livelli di pTau217 hanno maggiori probabilità di rimanere amiloide-negativi per diversi anni».
La malattia di Alzheimer è associata, in un modo ancora non del tutto chiaro, all’accumulo di placche di beta-amiloide,




