
di Luciano Ferraro
Verona, al via il Salone con 4.000 cantine. Il problema non è quanto vino le aziende italiane possono immettere sul mercato ma quanto riescano a venderne
«Il gelido elemento umile, e vile / da te in pregiato vien liquor converso». Anche San Francesco, come Gesù alle Nozze di Cana, trasformò l’acqua in vino. Era malato, voleva ritrovare vigore, ma i frati gli dissero che in convento c’era solo acqua. E il santo fece il miracolo, come ricorda il dipinto di Filippo Tarchiani a Firenze. Un Ciliegiolo che sarà presentato al Vinitaly domenica 12 aprile (Speco di Leonardo Bussoletti) ricorda il racconto di questo episodio avvenuto al Sacro Speco di Narni (coincidenza, Narni è il comune dove ha sede l’azienda dell’ex premier Massimo D’Alema, La Madeleine). Il ricordo della conversione del «gelido elemento» in «pregiato liquor» — autentica o leggendaria a seconda della fede — è di sicuro utile a descrivere come il vino sia fin dall’antichità un contenitore spirituale e religioso di simboli e storie. Ma oggi sarebbe non solo impossibile, ma anche controproducente se un santo ripetesse il miracolo.
La macchina dei controlli
Anzi, il Vinitaly che sta per aprire i battenti vedrebbe l’aumento




