
Trump oscilla tra dialogo e pressione militare sull’Iran, mentre il regime khomeinista è internamente spaccato
Resta piuttosto ingarbugliata la situazione della crisi iraniana. Secondo il Wall Street Journal, «Trump ha detto ai suoi collaboratori di essere disposto a porre fine alla campagna militare statunitense contro l’Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere in gran parte chiuso». In particolare, la testata ha riferito che il presidente americano riterrebbe che una missione militare per aprire lo Stretto rischierebbe di prolungare eccessivamente il conflitto.
Eppure, ieri, Trump aveva esplicitamente minacciato di colpire le infrastrutture energetiche e gli impianti di desalinizzazione, qualora Teheran si fosse rifiutata di portare avanti dei colloqui e di raggiungere un accordo. Sempre ieri, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva affermato che le trattative starebbero «procedendo bene», mentre lo stesso Trump aveva confermato che l’interlocutore di Washington sarebbe il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. È possibile che queste oscillazioni siano il risultato di una dialettica interna. Se il senatore repubblicano Lindsey Graham sta esortando Trump a mantenere alta la pressione militare, JD Vance e Marco Rubio sembrano sempre meno propensi a inviare truppe sul terreno.
Dall’altra parte, il regime khomeinista è internamente spaccato. Il




