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Menu “alla carta” o “degustazione”? Il ristorante oggi deve stare nel mezzo

Il menu degustazione limita il cliente o è una scelta consapevole? Negli ultimi giorni il dibattito ospitato da Italia a Tavola ha messo al centro una questione che riguarda non solo il fine dining, ma il rapporto stesso fra ristoratore e cliente. A confrontarsi, ricordiamo, sono stati Vincenzo D’Antonio e Gabriele Pasca, due firme autorevoli della nostra testata e del mondo della gastronomia che conoscono bene, anzi benissimo equilibri, dinamiche, contraddizioni e trasformazioni della ristorazione di oggi. Ma come spesso accade in ogni dibattito, la verità sta nel mezzo: il menu degustazione non è di per sé uninganno” (definizione un po’ too much, come direbbero gli inglesi), ma quando diventa l’unica strada possibile può trasformarsi in una formula rigida, capace di allontanare una parte della clientela di un ristorante.

La provocazione del taxi e il tema della scelta

La provocazione del collega Vincenzo era chiara e volutamente urticante: sedersi al ristorante e ritrovarsi costretti a seguire un unico percorso gastronomico equivale un po’ come a salire su un taxi che parte senza chiedere la destinazione. Chiaro, l’immagine è (bella) forte, ma coglie comunque un punto reale, vero: quando manca qualsiasi alternativa, il cliente può avvertire

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