
di Michele Farina
A tre anni dall’inizio dei combattimenti, Medici Senza Frontiere getta una luce sulle migliaia di sopravvissute agli abusi, «tratto pervasivo del confitto»
Come questa donna sudanese violentata dai miliziani, come il suo profilo velato che si confonde con le pieghe e i colori della tenda sullo sfondo, così è la guerra in Sudan, che in questo mese di aprile, per la precisione il giorno 15, compirà la bruttezza di tre anni. Passando inosservata agli occhi del mondo, la giovane la cui presenza si intuisce nella foto qui sopra è una delle 3.396 persone (97% donne, ragazze e bambine) che tra il gennaio 2024 e il novembre 2025 nel Paese africano si sono rivolte alle strutture supportate da Medici Senza Frontiere dopo aver subito violenza sessuale. Un granello di sabbia in mezzo a una duna: una cifra che rappresenta una minima parte di questa umanità ferita, perché molte donne non riescono ad arrivare nelle pochissime strutture sanitarie sul campo, perché molte restano nell’ombra.
Un’altra faccia «cromatica» della guerra, il contrasto tra le più nere atrocità e gli abiti sgargianti delle donne che le subiscono, come questa mamma e questa figlia. Nella gallery fornita da




