
di Fernando Pellerano
L’attore e cantante: «Pietro è interista per influenza dei cugini ma quel “forza Bologna” era più riferito alla città. Io sono romanista perché papà negli anni di Pruzzo e Falcao era sempre all’Olimpico»
Marco Morandi, il sorteggio europeo è stato crudele: derby italiano e di famiglia.
«Non ci voleva, è un peccato. Direi un dispiacere. Il Bologna doveva andare dall’altra parte del tabellone, e magari ritrovarci insieme in finale».
Parla da romanista.
«Decisamente. Nato e vissuto sempre a Roma, ci sta. Papà è rossoblù, ma guarda che è stato proprio lui a dare ulteriore spinta alla mia passione: negli anni 80 viveva qua e mentre il Bologna giocava in C e in B lui si avvicinò ai giallorossi, negli anni di Falcao e Pruzzo, fu coinvolto e mi portava all’Olimpico e anche in trasferta».
Lei era piccino.
«L’anno della Coppa Campioni persa in finale all’Olimpico (lui era in tribuna, io no) avevo 10 anni, fu fantastico. Trasferte a Berlino, a Sofia, partite memorabili. Poi papà tornò a Bologna, il Bologna tornò in A e tutto si ricompose».
Inutile dire che la sua seconda squadra è…
«Il Bologna, ovvio. La seguo, la tifo tranne quando gioca con

