
Il Cio vieta il casco della memoria a Heraskevych ma ignora le bandiere russe. Il caso che smaschera il doppio standard olimpico
Vladyslav Heraskevych si presenta sulla pista di Cortina con un casco diverso dagli altri. Non ha colori sgargianti, non ha sponsor. Ha solo dei volti. Volti di ragazzi che non ci sono più: più di 650 sono gli atleti e gli allenatori ucraini uccisi in quattro anni di guerra. Alina Perehudova, 14 anni, pesista, abbattuta da un cecchino russo mentre scappava. Dmytro Sharpar, pattinatore artistico, caduto a Bakhmut. Yevhen Malyshev, 19 anni, biatleta, ammazzato mentre portava aiuti umanitari. E, purtroppo, tanti altri.
Il portabandiera ucraino, alla sua terza Olimpiade con lo skeleton, aveva trovato il modo più semplice e dignitoso per ricordarli: incollare le loro foto sul casco, quello che le telecamere inquadrano, dato che la disciplina si corre a pancia in giù. Nessuno slogan, nessuna propaganda. Solo il doveroso ricordo di ragazzi morti ingiustamente . E invece no: il Comitato Olimpico Internazionale lo ha bloccato immediatamente, invocando l’articolo 50 della Carta Olimpica. Troppo «politico», dicono. Meglio una discreta fascia nera al braccio.
Il doppio standard a Milano Cortina
Qui casca l’asino. Perché mentre a Heraskevych viene




