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di Massimo Franco
l rischio è che al di là della Lega l’operazione Vannacci attragga i settori nostalgici dell’estrema destra. La preoccupazione di FdI
La domanda è se lo strappo del generale Roberto Vannacci certifichi solo la rottura della Lega o dell’intera destra. È un interrogativo al quale si potrà dare risposta solo nei prossimi mesi. Il dato di fatto, tuttavia, è che per la prima volta da quando si è formato il governo di Giorgia Meloni, un frammento si stacca. Finora, unico in Europa, l’esecutivo aveva tenuto dentro europeisti e antieuropeisti, membri del Ppe come FI, dei Conservatori come FdI e dei Patrioti d’Europa coma la Lega.
Lo scarto di Vannacci, uno dei più filorussi e anti Ue del Carroccio, certifica un addio spregiudicato e sospetto. E, per quanto appaia una decisione solitaria, preoccupa sia simbolicamente, sia per le ripercussioni elettorali. Il tema non riguarda solo il partito di Matteo Salvini, che ieri si è dichiarato deluso dal vicesegretario: tanto più che era una sua creatura e aveva minimizzato il problema.
La scheggia di Futuro nazionale, come Vannacci ha chiamato il movimento, con tricolore camuffato da ali nel simbolo, sarà certamente «un corpo estraneo» per la


