
Prima c’erano le gerarchie fisse, le convenzioni, l’idea che ognuno dovesse giocare allo stesso modo a seconda del ruolo. Poi arrivò lui, alto come un centro, rapido come un’ala, capace di difendere a qualsiasi altezza e su chiunque e di mettere sul parquet un’energia mai vista. E l’Nba non sarebbe stata più la stessa
Quando era lui a decollare, le cinture dovevano allacciarle gli altri: gli avversari quando la loro ultima spanna di elevazione era per lui la penultima; il pubblico quando l’esito di un’azione sembrava già impressa nella retina di chi assisteva all’azione prima che lui si manifestasse, straripante muscolarmente e al tempo stesso coordinato come fosse uscito da un trattato di meccanica di precisione, a decidere il destino di un’azione sotto l’uno o l’altro canestro.




