
di Paolo Mereghetti
Scene a effetto senza il calore dell’originale
May el-Toukhy, l’unica regista del concorso che firma un film da sola (poi è arrivata anche Rachel Szor con Naza ma in coppia con Yuval Abraham) si propone da subito come seria candidata al Leone: il suo Kvinde Ukendt (Donna sconosciuta) ha la forza dell’apologo morale e insieme della riflessione storica. La protagonista, Marie (Mathilde Arvel) sta per sposare il ricco vedovo Christian (Carsten Bjornlund) per il quale fa la tata della figlia. Ma siamo nel 1945, alla fine della guerra, e dal passato della donna rischia di uscire uno scandaloso segreto: fin dove è disposta ad arrivare per non farlo trapelare? Il disprezzo verso il corpo delle donne, le buone maniere dietro cui si nasconde l’ipocrisia, il peso della differenza di classe e non da ultimo l’indipendenza femminile come possibile colpa (ne paga le conseguenze una donna con un figlio ma non un marito) sono tutti elementi che la regista (danese ma figlia di un egiziano) intreccia nella sceneggiatura che ha scritto con Maren Louise Käehne e che filma con l’inquietante bellezza di una messa in scena apparentemente fredda e distante ma capace di arrivare diritta




