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Wolverine, la recensione: la storia c’è, il sangue pure. Ma oltre i combattimenti…

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Insomniac, lo studio Sony più prolifico, torna con un’avventura ultra-violenta, che finché c’è azione funziona

Paolo Sirio

10 settembre – 18:06 – MILANO

Ci sono videogiochi con storie produttive così travagliate da risultare più interessanti di quelle che raccontano. Marvel’s Wolverine è tra questi. Annunciato nel 2021, si è fatto vedere poco o niente per non pestare i piedi al fratello maggiore Spider-Man (già tre capitoli all’attivo e circa 60 milioni di copie vendute), e per coprire le magagne tecniche emerse dietro le quinte. Ha cambiato creative director e director nel bel mezzo dello sviluppo, ed è stato ridimensionato nelle proporzioni in favore di una struttura lineare. Rinunciando all’ultimo momento ad una versione PC. Tutti travagli che hanno lasciato cicatrici evidenti sul Wolverine che abbiamo provato su PS5.

mi manda spider-man—  

Wolverine soffre un po’ il problema atavico dei videogiochi single-player di ultima generazione: ha una coda lunghissima e riempitivi che ne dovrebbero in teoria giustificare l’esistenza, il prezzo pieno. Deve durare di più. Come se fosse una questione di quantità e non (necessariamente) di qualità. Da questo punto di vista, Wolverine ha poco da offrire al

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