
di Laura Zangarini
L’attore presenta il cartellone del 54. Festival Internazionale del Teatro da lui diretto, che si svolgerà a Venezia dal 7 al 21 giugno
DALLA NOSTRA INVIATA
VENEZIA Un cartellone che guarda a Oriente. Cina, Giappone, India, Indonesia, Nuova Zelanda. Dopo essersi concentrato, l’anno scorso, sul corpo, sulla presenza dell’attore, sulla poesia al di là della narrazione, Willem Dafoe ha scelto di invitare, per il 54° Festival Internazionale del Teatro da lui diretto (Venezia, 7-21 giugno), «opere provenienti da contesti teatrali diversi da quelli istituzionali occidentali. È la mancanza di familiarità che ci permette — afferma l’attore — di riscoprire le origini del teatro e di risvegliare il contatto essenziale tra artista e spettatore».
Sostiene che «è nelle crepe che risiede l’arte realmente unica, non nella levigatezza».
«L’anno scorso ho voluto presentare un programma con artisti coi quali avevo già lavorato, che ammiro. Quest’anno ho voluto invece orientarmi verso opere provenienti da tradizioni, culture e aree geografiche che mi hanno offerto una nuova prospettiva. Se tutti fanno le stesse cose è inevitabile un appiattimento. Ho trovato fosse più entusiasmante cercare di far conoscere artisti con un rapporto col teatro diverso dal nostro, dove con




