di Walter Riolfi
I report con analisi pessimiste su Wall Street si sono moltiplicati dopo le ultime uscite di Donald Trump. Alla prova dei fatti, però, sono stati i listini del Vecchio Continente a pagare lo scotto della volatilità
«Sell America», vendi l’America, suggeriva un articolo di Reuters di fine gennaio. C’era della logica: perché, dopo i nuovi dazi minacciati da Donald Trump ai paesi europei che avevano inviato soldati in Groenlandia, le condizioni potevano somigliare parecchio a quelle del «Giorno della Liberazione», nell’aprile 2025. E, invece, le Borse europee hanno perso ben più di Wall Street, segno che la Borsa americana tende a vedere del buono nella politica economica e neocoloniale del suo presidente. O, forse, semplicemente perché a sostenere l’indice S&P 500 sono stati gli acquisti dei piccoli investitori, i quali poco si curano dei rischi della nuova «dottrina Donroe». Infatti il loro ottimismo sulla borsa, come lo misura l’indice «AAII», e volato ai massimi degli ultimi quattro anni.
L’ottimismo prevale sul pessimismo
Se si crede che l’indice Vix misuri davvero la paura degli investitori, si direbbe che nessuno si sia spaventato: l’indice è salito a 20, sei punti meno del picco dell’ottobre scorso, quando




