
La casa tedesca ha già raggiunto accordi per 28 mila uscite sulle 50 mila programmate entro il 2030. Più investimenti negli Stati Uniti e produzione locale in Cina, meno fabbriche in Europa: la ricetta del ceo Blume
Entro la fine del 2026 Volkswagen avrà 19 mila dipendenti in meno e altre 9 mila uscite sono già state concordate nel quadro del piano di riduzione dei costi che prevede 50 mila tagli entro la fine del 2030. Ad annunciarlo è il ceo del colosso tedesco, Oliver Blume (foto), in una lettera agli azionisti. «La situazione è chiara — scrive il manager — progettare un’auto in Germania, produrla in Europa e poi venderla in tutto il mondo è una strategia che ci ha dato grandi soddisfazioni per anni, ma che nel mondo di oggi non funziona più».
Stati Uniti e Cina
Il mercato si va infatti dividendo in almeno tre blocchi — Stati Uniti, Cina ed Europa — che richiedono altrettante strategia. Negli Usa, «la regione con il più alto potenziale di crescita», Volkswagen sta investendo per aumentare la produzione locale e così evitare i dazi che comportano costi aggiuntivi per 5 miliardi all’anno. La fabbricazione di Audi per il mercato americano, per




