
di Gabriele Guccione
Il presidente non è riuscito a portare a casa, nel suo Piemonte, la medaglia del Sì alla riforma che nelle intenzioni degli azzurri doveva essere dedicata a Berlusconi
Anche nella sua Alba ha vinto di gran lunga il No. Il vento anti-Meloni che ha soffiato lungo tutta la Penisola, ma anche l’ultima bufera — quella in gran parte piemontese — sul sottosegretario biellese Andrea Delmastro, che ha coinvolto la vicepresidente della giunta regionale Elena Chiorino, non hanno certo aiutato.
Il presidente Alberto Cirio non è riuscito a portare a casa, nel suo Piemonte, la medaglia del Sì alla riforma che nelle intenzioni degli azzurri doveva essere dedicata a Berlusconi. Altri governatori, nelle altre regioni del Nord, ce l’hanno fatta: Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia. E sono stati gli unici.
Dirimente è stato il voto di Torino e della sua provincia, dove il No ha sfiorato il 60 per cento. E il cosiddetto «Piemonte due», quello delle altre province, non è stato sufficiente a controbilanciare la spinta del capoluogo, nonostante l’alta affluenza generale.
Per Cirio, che si era speso in prima persona per il Sì, fino a salire sul treno noleggiato da Forza Italia




