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«Vita da artista», il «tiktokese» applicato ai beni culturali

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di Aldo Grasso

Lo storico dell’arte Jacopo Veneziani sembra un influencer prestato al servizio pubblico

Con «Vita da artista» (Rai Cultura/Rai 3), Jacopo Veneziani ci prende per mano e ci porta a spasso tra atelier e dimore storiche. Fin qui, tutto bellissimo: il mondo dell’arte è pieno di stimoli. Il problema sorge quando entra in campo lui. Più che un erede di Roberto Longhi, Veneziani sembra un influencer prestato al servizio pubblico: non spiega l’arte al pubblico, ci fa le stories insieme. Guardandolo, si ha la costante impressione di essere stati aggiunti senza consenso a un gruppo WhatsApp sulla pittura fiamminga. Il tutto mentre agita le braccia con tale foga che, se lo mettessero a un incrocio nell’ora di punta, snellirebbe il traffico di Milano in dieci minuti.

È vero che il programma si propone di scardinare
la percezione delle case-museo come freddi monumenti alla memoria, e cerca di trasformarle in spazi intimi. Ma così facendo l’artista diventa quasi un «prodotto» da vendere, come se il focus si spostasse dalle caratteristiche dell’artista all’esperienza personale dell’influencer. Resta poi l’eterno dilemma: per capire un quadro dobbiamo davvero sapere cosa mangiava l’autore a colazione? O sarebbe meglio tenere separati l’olio su

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