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Vinili, baci azzurri e tiro da tre: “Zandala-three-ni”, la valchiria italiana in finale Wnba

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Da Broni a San Francisco, passando per il bronzo con la Nazionale e una carriera costruita tra Italia, Europa e Stati Uniti: così Cecilia Zandalasini è diventata una stella internazionale senza mai snaturare se stessa

Adesso anche i telecronisti di San Francisco la chiamano Ceci. Come i genitori, gli amici, le compagne italiane. È diventata anche una di loro, di una tifoseria e di una squadra lanciate verso la finale Wnba. A trent’anni, silenziosamente com’è nel suo carattere riservato, Cecilia Zandalasini s’è conquistata un posto nell’élite del basket mondiale, stabilmente nel quintetto titolare delle Golden State Valkyries, la franchigia meraviglia, nata solo due anni fa, che ha fatto innamorare un’intera Baia e migliaia di persone. Quell’irresistibile color lilla delle divise, il colpo di genio del soprannome dell’arena, sempre sold out: Ballhalla, un mix tra Valhalla, il paradiso dei guerrieri della mitologia norrena, e ball, il basket. Seconda stagione, seconda partecipazione ai playoff e ora addirittura le Finals WNBA, un traguardo straordinario per una franchigia nata appena due anni fa. Golden State si giocherà il titolo dopo aver spazzato via 3-0 le Las Vegas Aces di A’ja Wilson, cinque volte MVP e campionesse in carica. È importante capire il contesto in

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