di Micol Sarfatti, foto di Cornelia Marchis
Il Paese, protagonista di una delle più grandi diaspore europee tra gli Anni 90 e 2000, è cambiato e cresciuto. Tanti scelgono di rientrare per la comunità e i rapporti umani, ma qui ancora mancano servizi e infrastrutture. Aumentano i migranti, soprattutto dal Sudest asiatico. L’integrazione come sfida futura per chi ha un passato da non dimenticare
Per Sebastian Jitaru l’Italia è stata casa. Ha lavorato sette anni tra i monti altoatesini e ha imparato il mestiere di viticoltore, adesso ha la sua cantina di vini biologici a Botosani. «In Romania ancora non c’è una cultura del bere, però è stimolante. Sento di avere tante opportunità davanti. Io e mia moglie siamo tornati perché qui ci sono le nostre persone, non vogliamo una vita altrove». Ilea Olimpiu ride dietro la scrivania del suo noleggio auto all’aeroporto di Cluj -Napoca. Ha vissuto 10 anni a Roma. «Da cameriere prendevo mille euro, qui ne guadagno quasi 3000 e vedo crescere i miei figli». Come cambia l’immigrazione in Romania? Chi torna, chi parte, chi resta e chi arriva oggi nel Paese protagonista di una delle più grandi diaspore europee? Tra gli Anni 90 e 2000,




