Il volume, edito da Aragno con una dettagliata introduzione di Claudio Rinaldi, raccoglie i nove articoli che la celebre firma dedicò al Continente Nuovo: ippica, pugilato, atletica e motori, ma anche scoop e una critica tagliente ad un Paese che “nega ogni possibilità di comunione umana”
Giornalista
3 aprile – 18:17 – MILANO
Gianni Brera scoprì l’America e non vi mise più piede. Per più di tre mesi, dall’aprile al luglio del 1955, la percorse in lungo e in largo, ne studiò e ne raccontò pregi e difetti, incontrò illustri campioni, dirigenti e cittadini comuni, e quindi, rientrato in Italia, decise che laggiù non ci sarebbe più tornato. Il motivo? Qui verità e leggenda s’intrecciano. Secondo alcuni Brera si sentiva spaesato in quegli spazi immensi, e per certi versi anonimi, lui che era figlio della Padania e amava osterie e trattorie di campagna. Secondo altri, invece, in America non ci mise più piede per paura. Lui stesso accreditò questa seconda tesi, dicendo che durante quel primo e unico viaggio aveva ricevuto minacce da un gangster geloso delle attenzioni che il Gioann avrebbe riservato alla sua




