
All’evento di Verona dal 12 al 15 aprile operatori da 130 Paesi. È l’occasione per testare la conquista di altri mercati Bricolo (Veronafiere): «Le difficoltà saranno superate». Piero Antinori: «Bene i patti con Mercosur, India e Australia»
Erano abituati a far visita all’Eleven Madison Park di New York, dove nove sommelier possono contare su una cantina di 20 mila etichette, molte italiane. E anche durante i viaggi a Londra. Zurigo, Berlino avevano come punto di riferimento i migliori ristoranti per vendere qualche cassa. Ma la mappa del vino sta cambiando. I produttori italiani stanno tornando esploratori. Tra guerre e dazi e un calo senza precedenti nelle esportazioni verso gli Stati Uniti (primo mercato per l’Italia) c’è bisogno di nuove mete, in tutto il mondo. Il Vinitaly che si sta per aprirsi a Verona, domenica 12 aprile, edizione 58, ha preso al volo il bisogno di una geografia diversa. Con una doppia azione: facilitare l’arrivo di buyer da Paesi mai sbarcati a Verona ed estendere il tour internazionale con le cantine. La linea di condotta, riassunta dal presidente di Veronafiere Federico Bricolo, è che «come in passato, dallo scandalo del metanolo in poi, il settore del vino saprà superare le difficoltà,




