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Venezuela, tra le macerie del terremoto e i sopravvissuti di Caracas: «Tutto è spezzato, dentro e fuori». Undicenne salvato dopo tre giorni

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di Sara Gandolfi

La disperazione nelle strade deserte mentre continua la ricerca dei superstiti. I morti sono almeno 1.430, migliaia i dispersi. Arrivati i soccorritori dall’estero

DALLA NOSTRA INVIATA
CARACAS  – Se ne sta lì, seduta in un angolo sul marciapiede, dietro ad una pila di gomme. In testa il casco giallo dei muratori, casomai la chiamassero
oltre i fragili nastri in plastica che vietano l’accesso al finale dell’Avenida Los Proceres, nel quartiere residenziale di San Bernardino. In quest’edificio che oggi è soltanto un enorme e informe ammasso di macerie, lamiere e polvere, quel maledetto mercoledì suo padre Ermindo, 54 anni, dava una festicciola con la moglie e qualche amico. 

Sono tutti «desaparecidos», là sotto.
«Non ci voglio credere che lo tireranno fuori cadavere o forse non ci riusciranno nemmeno», dice con gli occhi gonfi. Davanti a lei si ferma un camion aperto che trasporta. stipati, diversi ragazzi della Juventud Bolivariana, tra i 19 e i 21 anni, pronti a scavare per ore, con esili guanti di maglina e le mascherine azzurre che si usavano ai tempi del Covid.
Perché siete qua? «Per il nostro Paese, perché è giusto farlo». Sono le stesse risposte di tutti i giovani del mondo, che

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