
di Marco Vidal, imprenditore
Il capoluogo del Veneto chiuso in sé stesso, consumato da turismo, speculazione e sradicamento di residenti e attività. I problemi, le prospettive e l’appello alla prossima amministrazione
La storia di Venezia è la storia di una comunità che, fuggendo dalle invasioni longobarde, seppe trasformare una condizione disperata in una delle più straordinarie realizzazioni politiche e civili della storia europea. La Venezia contemporanea, però, racconta una storia opposta. Negli ultimi cinquant’anni la città ha perso popolazione, funzioni, autonomia. Non più modello, ma eccezione negativa. Venezia appare chiusa in sé stessa, priva di una visione capace di valorizzarne quelle specificità e unicità che ne hanno determinato il successo nei secoli. La bellezza, invece di generare valore per i residenti, viene consumata in modo continuo e crescente. Il risultato è una città sempre più ostile alla propria popolazione e alle attività autoctone. Basta osservare il tessuto urbano: proliferano nuove gallerie senza artisti locali, negozi senza prodotti italiani, hotel senza imprenditori veneziani, abitazioni senza proprietari residenti. Pendolarismo, speculazione immobiliare e sradicamento sociale sono diventati la cifra del presente. Grandi parti della città giacciono abbandonate da anni: l’Arsenale, la Marittima, vasti complessi demaniali svuotati di funzioni e di




