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Vannacci, in viaggio tra i suoi sostenitori: «Ogni settimana a Verona 500 nuovi tesserati, in Italia 2.500»

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di Emilio Randon

Dall’esordio a Gallio alle nuove tessere, come è cambiato il sostegno al Generale: «Comizi di piazza ma la maggior parte delle iscrizioni è online»

«Vogliamo i colonnelli», sì ma anche «Le vecchie zie» di longanesiana memoria – quelle che ci salveranno – vogliamo «Faccetta nera bell’abissina» ma anche «Futura» di Lucia Dalla e tutto Fabrizio De Andrè, i democristiani di Casini e i salviniani pentiti, i meloniani col rigurgito e gli azzurri in via di scolorimento. Vogliamo tutti. E tutti arrivano, grillini compresi: «Siamo la feccia», ha salutato il generale con ardita scapigliatura alludendo al residuo in fondo alla bottiglia quando uno s’è bevuto tutti i vini della politica. Buona la trovata del generale, ma anche questa l’abbiamo già sentita ai tempi di Pietrangelo Buttafuoco, quando, non ancora presidente delle Biennale, si prenotava per il segnale orario in tivù e sbertucciava la sinistra, «noi, usciti dalle fogne». Romina Jace, manager dell’ospitalità alberghiera, sta alla conciergerie vannacciana e fa i conti per Verona e provincia: «Abbiamo una progressione di 500 nuovi iscritti alla settimana sul solo Veronese, a livello nazionale sono più di 2.500, imprenditori, gente comune, tanti giovani, amministratori comunali e regionali». Chi ancora? «Adesso

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