
di Greta Privitera, da Islamabad
Nodi difficili da sciogliere: dal transito libero nello Stretto all’arricchimento dell’uranio e alle milizie alleate
Sul tavolo dei negoziati, gli uomini della Repubblica islamica depongono un foglio con dieci punti precisi. Gli americani ne avevano preparati quindici, ma Donald Trump — in cerca di un’exit strategy — ha dato il via libera a partire proprio da quella bozza iraniana, nella speranza di imbastire una tregua e di venire fuori dal groviglio di questa guerra che lui e Benjamin Netanyahu hanno innescato 42 giorni fa.
Non si tratta di trattative facili, e se resta impossibile prevedere come andrà la prima giornata di colloqui a Islamabad, già il semplice confronto tra i due piani lascia intravedere quali saranno i cinque nodi da sciogliere, per usare un eufemismo generoso.
Un esempio: Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha detto che due requisiti — un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei beni iraniani sotto sequestro — «devono essere soddisfatti prima che inizino i negoziati».
Lo Stretto di Hormuz
Donald Trump reclama a gran voce la riapertura totale dello Stretto di Hormuz, snodo vitale di questo conflitto: consegnare il controllo dell’area agli




