
di Corriere Animali
Il veterinario e scrittore: «Bisogna insegnare al cane a socializzare e a stare in mezzo agli altri, altrimenti pretenderà di dettare le sue regole. E, a volte, di ribellarsi anche al suo proprietario»
«L’ennesimo incidente domestico di un cane che aggredisce il proprio padrone», come accaduto la notte scorsa a Roma dove un uomo è stato aggredito dal proprio pitbull mentre si trovava in casa, «ci ripropone il tema che qualcosa nella gestione di questo cane non ha funzionato. Perché come ribadisco spesso, non c’è una razza più aggressiva di altre: maremmani, pastori tedeschi o rottweiler negli anni passati sono stati protagonisti di aggressioni, ma lo sono pure i cani più piccoli come barboncini o chihuahua, anche se il morso di questi ultimi non fa notizia perché è debole e non porta a gravi conseguenze. È la malagestione dell’animale, la non educazione, a generare comportamenti violenti». Così all’Adnkronos Salute il medico veterinario Federico Coccìa.
«La nostra arroganza, quando ad esempio ci si mette in casa un cane solo perché è bello o perché possente, solo per farsi notare pensando che sia un segno di potere o perché si vuole essere alla moda, è il vero




