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Un’Italia che frana: Niscemi non è un’eccezione, è il sintomo

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La frana di Niscemi riapre il tema del dissesto idrogeologico in Italia: dati ISPRA, clima estremo, abusivismo e prevenzione mancata raccontano un Paese strutturalmente fragile che continua a inseguire le emergenze.

La frana di Niscemi non è un evento imprevedibile né un incidente isolato. È l’ennesima conferma di una fragilità nota da secoli, studiata, monitorata, ma mai affrontata fino in fondo. Già nella seconda metà del Settecento l’area era segnalata come instabile; il rischio è stato ribadito nel 1997, aggiornato negli anni, certificato da mappe e relazioni tecniche. Eppure, la messa in sicurezza non è mai arrivata. Le informazioni c’erano, così come gli strumenti per evitare abusi edilizi e tutelare l’incolumità delle persone. È mancata la volontà di intervenire prima che l’emergenza si trasformasse in tragedia.

Un Paese geologicamente fragile

Niscemi è solo l’ultimo episodio di un’emergenza che attraversa l’intero Paese. L’Italia è una delle nazioni europee più esposte al rischio frane, non per fatalità ma per conformazione geologica, pressione antropica e scelte politiche rinviate nel tempo. Secondo l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia dell’ISPRA, sul territorio nazionale sono censite oltre 684 mila frane, che interessano più di 25 mila chilometri quadrati. Due terzi di tutte le frane censite

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