
Ci vuole un capotreno ucciso, come quello accoltellato a Bologna il 5 gennaio scorso, per accendere l’attenzione di giornali e delle tv sulla mancanza di sicurezza nei treni e nelle stazioni italiane. Perché ormai le aggressioni ai dipendenti delle ferrovie sono all’ordine del giorno e non fanno più notizia. Lavorare sui treni significa rischiare quasi quotidianamente di essere spintonati, malmenati, se non di peggio. Come testimonia B.L. (protetta dall’anonimato poiché ha subito varie minacce), donna, 42 anni, che di mestiere fa la capotreno nella ricca e «civilissima» Lombardia.
Quante aggressioni ha subito mentre svolgeva la tua attività sui treni?
Di aggressioni che mi hanno portata in pronto soccorso e con conseguente infortunio ne ho subite sei. Ci sono poi i tipi di offese fisiche che non vengono registrate: colluttazioni, spinte, magari qualcuno che ti afferra per il braccio. Queste forme di violenza purtroppo accadono quasi tutti i giorni.
Da quanto tempo lavora sui treni di Trenitalia e di Trenord?
Poco più di vent’anni.
Che attività ha svolto sui treni?
Io ho iniziato con Trenitalia come capo servizio treno per poi diventare un capo treno.
Che ruolo hanno il capotreno e il capo servizio treno?
Il capotreno ha la responsabilità di




