Nel 2011, quando era un difensore del Ried, il tecnico che ora vuole il Milan rischiò di morire: fu operato d’urgenza per un’emorragia cerebrale. Un episodio che lo indusse al ritiro e iniziare ad allenare, nel solco di Rangnick
Giornalista
30 maggio – 12:59 – MILANO
C’è un giorno nella vita di Oliver Glasner che non è mai esistito. O meglio, che l’attuale tecnico del Crystal Palace non ricorda di aver vissuto. È il 4 agosto 2011, Glasner gioca ancora a calcio, difensore centrale e capitano del Ried, piccolo club in cui ha trascorso tutta la sua carriera in campo, tranne una parentesi brevissima al Lask Linz. L’austriaco, allora 36enne, è con la squadra a Copenaghen per la sfida con il Brondby, terzo turno delle qualificazioni all’Europa League. La mattina della partita, avverte all’improvviso una forte fitta alla testa. Qualcosa di anomalo, che non se ne va. Il medico del Ried non capisce cosa sta succedendo e decide di portarlo in ospedale. Da lì in poi, Glasner non sa più nulla. Si risveglierà praticamente l’indomani, intubato nel letto della clinica dove è stato operato




