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Una cultura della rissa che prefigura altri conflitti

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di Massimo Franco

Le tensioni che smentiscono gli appelli del Quirinale azzerano una prospettiva di dialogo

Il modo in cui procede la campagna referendaria conferma le peggiori previsioni. La moderazione e il rispetto reciproco invocati dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sono regolarmente smentiti sia dal governo che dalle opposizioni. Ognuno scarica sugli avversari la responsabilità degli eccessi. In realtà, tutti appaiono prigionieri non solo di una logica che estremizza le posizioni, ma di una cultura della rissa che li accomuna nonostante a parole la neghino. 

Non è casuale che nel fronte del No prevalgano magistrati radicali e partiti come il Movimento 5 Stelle. Per Giuseppe Conte, la consultazione sulla riforma della Giustizia è un’occasione di protagonismo da sfruttare non solo per attaccare il governo ma nella competizione col Pd di Elly Schlein. E sul fronte del Sì, in bilico tra certezze di vittoria e timori di sconfitta, la tendenza a usare la cronaca per delegittimare la magistratura rischia di prevalere su ogni cautela. Per questo, l’ipotesi di un dialogo tra potere politico e giudiziario dopo il referendum appare una prospettiva altamente virtuale. Se, come sostiene Conte col suo M5S, il governo sta perseguendo «un disegno di

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