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«Un sistema unico per il recupero della fauna selvatica»: la richiesta per rafforzare la tutela della biodiversità

di Silvia Morosi

A Roma il primo convegno nazionale sul recupero della fauna selvatica, organizzato da Wwf Italia e Lipu. Tra gli ostacoli principali la frammentazione normativa, l’assenza di uno standard gestionale uniforme, l’insufficienza del sostegno economico pubblico ai centri di recupero

Hanno un ruolo fondamentale per il recupero, la cura e il rilascio – quando possibile – degli animali trovati feriti o in difficoltà, ma non solo. In un momento in cui in Italia, tra i Paesi europei con il più elevato livello di biodiversità, la vita selvatica è sempre più sotto attacco, il servizio offerto dai Cras (Centri di Recupero Animali Selvatici) è strategico anche per l’individuazione di patologie zoonotiche e per la diffusione di cultura ecologica. Un sistema che, però, vive una condizione di fragilità strutturale e scarso riconoscimento istituzionale, e rischia di non riuscire più a sostenere il carico crescente di responsabilità e lavoro. È questo l’allarme lanciato in occasione del primo Convegno nazionale «Il recupero della fauna selvatica», organizzato a Roma venerdì 10 aprile da Wwf Italia e Lipu, con la partecipazione di numerosi esponenti delle istituzioni, Carabinieri forestali, Ispra, università, amministrazioni regionali, Istituti Zooprofilattici, ASL, aree protette e veterinari. 

Nel nostro Paese oggi sono circa

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