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Un presidente di lotta e di governo

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di Paolo Grassi

C’è un Fico da barricate. Poi c’è, evidentemente, l’anima governativa e istituzionale dell’esponente pentastellato

Appena qualche settimana fa Angelo Agrippa, da queste colonne, raccogliendo (anche) un sentire comune che si stava alimentando giorno dopo giorno, ha sollecitato il governatore Fico — passata la fisiologica fase di ambientamento a palazzo Santa Lucia e soprattutto superato, non senza difficoltà, lo scoglio della formazione della nuova giunta — a battere finalmente qualche colpo. 
Iniziative, senza girarci troppo attorno, capaci di far comprendere davvero la direzione che intende imprimere all’amministrazione regionale ereditata da Vincenzo De Luca e, al tempo stesso, di (provare a) rimandare al mittente le critiche politiche di chi lo dipinge(va) — chissà, forse troppo frettolosamente — come il più classico dei paracadutati dall’alto in cerca d’autore. Fatto sta che l’ex presidente della Camera sembra aver ingranato, d’improvvisto, una marcia diversa, inanellando una serie di provvedimenti (già varati o in itinere) che ne stanno tracciando ben altro profilo. Anzi, per dirla tutta, più profili. 

C’è, infatti, il Fico di lotta. Quello, cioè, che ha deciso — mantenendo una promessa per certi versi scomoda fatta in campagna elettorale — il ritiro in autotutela della procedura per la selezione

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