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«Un poeta», il talento di una ragazza e le cadute di un uomo che cerca il riscatto

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di Paolo Mereghetti

Il film colombiano è un inno alla forza della poesia, attraverso la storia di un autore in crisi

Forse non c’è un solo tipo di poesia, ce ne sono tante. E non parlo naturalmente dal punto di vista stilistico o metrico, ma di quello diciamo così «motivazionale», quello che spinge una persona a scrivere non in forma romanzesca e narrativa. Alla fine di «Un poeta», Yurlady (Rebeca Andrade), la ragazza su cui è costruita tutta la storia, confessa di voler «scrivere solo quello che provo», come fa con i disegni e anche se quelle sensazioni prendono la forma di piccoli componimenti poetici, lei non ama la poesia importante e ufficiale che le volevano insegnare perché «i suoi sogni sono più semplici».

La distinzione può sembrare un po’ astrusa e sibillina, ma sarà chiarissima alla fine del bel film di Simón Mesa Soto, premiato a Cannes con il Premio della Giuria per la sezione Un Certain Regard, una specie di inno alla forza spontanea della poesia, ma sotto tutte le forme in cui può prendere forma, soprattutto se sono lontane da quelle codificate dai professionisti del verso.

Il protagonista del film, il «poeta»

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