«Chiunque vincerà l’anno prossimo dovrà poi trovare un’intesa con l’altra coalizione per l’elezione del capo dello Stato». Parla Dario Franceschini e sembra di sentire Radio Londra, quelle trasmissioni radiofoniche che ai tempi della guerra diffondevano da Oltremanica notizie in codice da decodificare.
Così, nelle afose giornate che preludono alle ferie dei parlamentari, le parole pronunciate dall’ex ministro della Cultura sono rimbalzate nei Palazzi della politica. Dove ormai si avverte un’atmosfera da fine legislatura. E siccome le elezioni del 2027 metteranno in palio il Quirinale più che la poltrona di palazzo Chigi, in molti hanno cercato di interpretare il messaggio del dirigente democratico.
Preso alla lettera, potrebbe apparire un concetto banale, quasi scontato. Ma è cifrato, come lo erano quelli di Radio Londra. In ogni caso è un’affermazione rivoluzionaria in tempi di conflitto permanente tra i due blocchi. Immaginare oggi che le coalizioni si mettano d’accordo per trovare il successore di Sergio Mattarella — al quale nessuno potrebbe chiedere di rimanere alla presidenza della Repubblica per la terza volta — sembra una missione impossibile. Eppure ci sarà un motivo se Franceschini si è espresso nei suoi colloqui riservati con tanto anticipo. Sebbene la corsa al Colle sia già iniziata




