
di Marco Cremonesi
Il silenzio nella villa. Le mosse della famiglia e i rapporti non sempre sereni con molti leghisti
GEMONIO (Varese) – La villa gialla è già silenziosa. Come sempre. Come la famiglia ha sempre preteso. Qualcuno passa e lascia dei fiori, ma a suonare — e a entrare — sono soltanto in due. Uno è Roberto Calderoli, che all’uscita scaccia i cronisti con un gesto: «Lasciatemi stare». Poi arriva «l’Aurelio», lo storico autista di Umberto Bossi che era con lui nella notte dell’ictus, nel 2004. Ma anche lui, preferisce il silenzio. Pochissimi, dalla sera della scomparsa del «Capo», hanno varcato il cancello di via Verbano a Gemonio: il primo giorno, solo Giancarlo Giorgetti, l’ex capogruppo leghista Marco Reguzzoni, antico amico di famiglia, e il presidente della Lombardia Attilio Fontana.
Dentro, ci sono sempre loro. La moglie Manuela Marrone e i figli Renzo, Roberto Libertà e Sirio Eridano. E poi la spalla di sempre, Diego. Autista ma anche infermiere, guardia del corpo, confidente nei lunghissimi giri in auto di un tempo. Fino a qualche anno fa, con Giambattista, uno dei «bergamaschi» di Bossi. Gente della Val Seriana che un tempo era quasi una milizia personale, che in




