
di Giuseppe Arrighetti
Il figlio di Caparini, che lo portò in Valle Camonica, ricorda: «Ponte di Legno era la sua seconda casa dove trasferiva il quartiere generale del partito quando era in vacanza».
Giocava in attacco, Umberto Bossi: a testa bassa per demolire la Prima repubblica, oppure con il sigaro in bocca per vincere a calcetto nei bar di Ponte di Legno, dove passava qualche giorno di vacanza a Pasqua, Ferragosto e Capodanno. In alta valle Camonica sono in tanti a ricordare che «bossiapontedilegno» era diventato un marchio capace di smuovere tv e giornali nazionali, contraltare della Costa Smeralda, canottiera contro bandana.
Il Senatùr ci era arrivato per la prima volta nel 1989 grazie a Bruno Caparini, imprenditore innamorato di quel visionario federalista duro e puro; era lui che lo ospitava in uno degli appartamenti dentro al «Castello di Poia» dove sfilavano fedelissimi e colonnelli (Tremonti, Castelli, Maroni, Calderoli e Speroni, tanto per citarne alcuni) per condividere decisioni e strategie. A quella compagnia venne presto introdotto anche il figlio di Bruno, Davide Caparini, deputato leghista dal 1996 al 2018, che ricorda: «La verità è che per Umberto tra impegno pubblico e vita privata non c’era distinzione: lui




